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Israele e Palestina, dalla Diaspora ai giorni nostri
 

La difficile situazione dei Palestinesi dovrebbe preoccupare profondamente gli Ebrei sia in Israele che nella Diaspora. Rabbino David Rosen – Sinodo per il Medio Oriente, Città del Vaticano 14/10/10

Il periodo in argomento è assai lungo, e la questione molto complicata. Dovrò perciò limitarmi a pochi cenni, senza pretendere la completezza.


Fra il 132 e il 135 si svolge la terza guerra giudaica, o rivolta di Bar Kokhba, contro l'occupazione romana (Imperatore era Adriano). I Romani sono famosi per la loro politica di integrazione, ma ovviamente non possono tollerare rivolte armate. Le conseguenze sono disastrose: uccisi circa 600.000 Ebrei, altri venduti come schiavi, il popolo espulso dalla Giudea. È la grande diaspora (dispersione). Nasce la provincia di Syria Palaestina, con territori anche ad est del Giordano. Del Tempio rimane solo il Muro Occidentale. Adriano concede agli Ebrei di recarvisi una volta all’anno per piangere i propri morti (Muro del Pianto).
In realtà, chi può cerca di non allontanarsi, anche a costo di una vita di miseria.
Gli altri si disperdono nell’Impero, protetti dalle leggi di Roma (ai Giudei non è chiesto, ad esempio, di sacrificare all’Imperatore).
La Palestina fa parte dell’Impero Romano d’Oriente fino all’invasione degli Arabi, nel secolo VII.
Nell’Impero, con Teodosio, il cristianesimo diventa religione di Stato (380). E l’ebraismo? Gli Imperatori non gli sono sempre favorevoli, ma Papa Gregorio Magno chiarisce definitivamente il diritto degli Ebrei alla loro religione.
Nel complesso, i rapporti tra Cristiani ed Ebrei sono, fino al secolo XI, abbastanza buoni. Ad esempio, gli Ebrei...